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EP.8 - Nelle mani dell’algoritmo

RIVOLUZIONI

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Non voglio essere operato da un robot! Se in gioco c’è la mia salute, auspico che sia una persona a prendersi cura di me, in grado di comprendere la situazione che sto vivendo, il dramma che sto attraversando. Oppure no? Forse ambisco a una macchina perfetta, a cui non trema mai la mano e a cui non sfugge il minimo dettaglio…
Anche quando nella medicina sono stati introdotti i raggi X c’è stata una forte opposizione: non solo o non tanto perché si pensava che potessero essere nocivi, ma perché mancava la fiducia in una macchina, percepita come asettica e fredda rispetto all’occhio umano di un medico. La tecnologia è poi entrata in tanti altri modi, nella diagnosi e nella cura. Cosa possono portare di nuovo (e di buono) le intelligenze artificiali?
Stesso discorso per l’amministrazione della giustizia: preferirei che fosse una persona a valutare quello che ho fatto, non una macchina che si basa solo su statistiche e non può comprendere la mia situazione, la specificità del mio caso.
Non vorrei un computer che mi tratta come un evento da aggiungere alla statistica anziché un essere umano. Però, a pensarci, anche chi mi giudica è una persona come lo sono io. E se il giorno che deve valutare il mio caso le girassero le scatole, per un motivo o per l’altro? Se è stanca, se ha qualche pensiero per un familiare che non sta bene? Se le suscito antipatia per come mi vesto o per il colore dei mie capelli? Allora, non è forse meglio una macchina, che tutte queste complicazioni non le ha?

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